Lo scat

Una lingua senza parole

Autori

  • Giulia Albertazzi Università di Trento

DOI:

https://doi.org/10.15168/digiti.i5.3805

Abstract

Il presente studio analizza lo scat come forma di linguaggio musicale improvvisato in cui l’identità e l’espressività dell’interprete si costruiscono attraverso la relazione con gli altri musicisti e con il proprio background culturale e musicale, sviluppandosi in un dialogo con l’ensemble, con il pubblico e con la tradizione, assumendo così funzione comunicativa e sociale. 

Lontano dall’essere un mero esercizio tecnico, lo scat permette alla voce di diventare strumento narrativo tra regole condivise e affermazione individuale. Partendo da una prospettiva musicologica, il paper esplora in che modo l’improvvisazione vocale – priva di semantica linguistica convenzionale – si configuri come mezzo comunicativo dotato di codici interni, stilemi personali e tratti espressivi capaci di articolare un discorso musicale autentico e riconoscibile. Si rivela quindi una lingua senza parole, ma carica di senso, dove ogni suono è gesto, relazione e memoria.

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Pubblicato

2025-12-18

Fascicolo

Sezione

Espressioni