https://teseo.unitn.it/digiti/issue/feedDigiti. Rivista manoscritta2024-12-18T05:55:48+00:00Adriana Paolinidigiti.magazine.project@unitn.itOpen Journal Systems<p><em>Digiti. Rivista manoscritta</em> (ISSN 3035-2843), a cadenza semestrale, nasce da un progetto didattico dedicato allo sviluppo delle potenzialità della comunicazione mediante la scrittura a mano ed è realizzato da student*, dottorand* e docenti del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento.</p>https://teseo.unitn.it/digiti/article/view/3265La scrittura guidata dai 5 sensi2024-12-09T10:57:08+00:00Paola Pisettaadriana.paolini@unitn.it<p>L'atto della scrittura viene descritto e apprezzato attraverso i cinque sensi, alla ricerca di un'armonia tra questioni pratiche ed emozioni</p>2024-12-18T00:00:00+00:00Copyright (c) 2024 Paola Pisettahttps://teseo.unitn.it/digiti/article/view/3289China2024-12-09T12:37:03+00:00Giovanni Almiciadriana.paolini@unitn.it<p>Nella rubrica illustrata, “China” verranno raccontate le storie di una scriba egizia, di un monaco copista del XV secolo e di un fumettista anarchico (anni ′60, USA) in attesa di ricevere un prezioso carico di inchiostro da un paese lontano.</p>2024-12-18T00:00:00+00:00Copyright (c) 2024 Giovanni Almicihttps://teseo.unitn.it/digiti/article/view/3286Un vampiro2024-12-09T12:31:11+00:00Giada Cattoiadriana.paolini@unitn.it<p><span style="font-weight: 400;">Il protagonista del racconto è un vampiro che vive in una grotta e che riflette sulla sua condizione di isolamento e di non morte-morte, che gli impedisce di provare sensazioni: si chiede a cosa gli serva l'udito se non sente altro che il silenzio, il gusto e l'olfatto se l'unica cosa beve è il sangue, la vista se vive al buio, la pelle se la sua pelle è come il marmo.</span></p>2024-12-18T00:00:00+00:00Copyright (c) 2024 Giada Cattoihttps://teseo.unitn.it/digiti/article/view/3287Nella terra dove occhio non pone sguardo2024-12-09T12:32:28+00:00Teresa Frisciaadriana.paolini@unitn.it<p><span style="font-weight: 400;">A Montedoro sembra che la vita si nasconda tra le vie del sottosuolo. E’ il 1892, il campanile della chiesa della città crolla. Cosa può accadere in un istante? Le vite di Mariù, Lenuzza, Giovanni, una sentinella e un ragazzino si mescolano in un vortice di casualità, dove i sensi sono gli unici spiragli ai quali rimanere aggrappati. Tutti vittime, tutti i peccatori, nessun destino, nessuna fede, solo colline di minerale giallastro e un sole che scotta l’anima. Ma tutto questo non è visibile, ciò che ci resta è solo una foto in bianco e nero del crollo di una campana, scattata con una Kodak da una misteriosa signora a cavallo.</span></p>2024-12-18T00:00:00+00:00Copyright (c) 2024 Teresa Frisciahttps://teseo.unitn.it/digiti/article/view/3288Silenzio2024-12-09T12:33:34+00:00Adriana Paoliniadriana.paolini@unitn.it<p><span style="font-weight: 400;">Nel testo si riflette sul silenzio quale dimensione fisica e mentale, realizzando una breve ricerca, letteraria, dei significati che caricano l’assenza di suono e di voce.</span></p>2024-12-18T00:00:00+00:00Copyright (c) 2024 Adriana Paolinihttps://teseo.unitn.it/digiti/article/view/3285Cinque sensi per un solo scatto2024-12-09T12:29:31+00:00Sergio Rolfiadriana.paolini@unitn.itPaolo Chistèadriana.paolini@unitn.it<p>Il ruolo dei cinque sensi nella fotografia</p>2024-12-18T00:00:00+00:00Copyright (c) 2024 Sergio Rolfihttps://teseo.unitn.it/digiti/article/view/3280I sensi e la conoscenza in Cartesio2024-12-09T12:11:37+00:00Lavinia Bragugliaadriana.paolini@unitn.it<p><span style="font-weight: 400;">L’articolo si pone come obiettivo quello di delineare il rapporto tra i sensi e la conoscenza in Cartesio: la conoscenza sensibile è interpretata dal filosofo come non certa, come non veritiera. È per questo che tanto nel </span><em><span style="font-weight: 400;">Discorso sul metodo</span></em><span style="font-weight: 400;"> quanto nelle </span><em><span style="font-weight: 400;">Meditazioni metafisiche</span></em><span style="font-weight: 400;"> Cartesio comprende che tutte le certezze ricevute dai sensi fino a quel momento sono errate: è necessario sospendere il giudizio e porre in dubbio tutte le conoscenze ricevute nel tempo per giungere alle prime verità, accogliendo solamente le idee chiare e distinte. Arriverà, infatti, a sostenere nelle </span><em><span style="font-weight: 400;">Meditazioni metafisiche</span></em><span style="font-weight: 400;"> che è possibile conoscere con più facilità e certezza le conoscenze inerenti all’anima rispetto alle conoscenze riguardanti i corpi, che derivano, appunto, dalla conoscenza sensibile. </span><span style="font-weight: 400;">L’articolo, quindi, ripercorrerà il percorso cartesiano, andando a studiare come i sensi possono portare ad una conoscenza sbagliata, facendo cadere l’uomo in errore. </span></p>2024-12-18T00:00:00+00:00Copyright (c) 2024 Lavinia Bragugliahttps://teseo.unitn.it/digiti/article/view/3281Mallarmé e Debussy2024-12-09T12:22:02+00:00Francesca De Molaadriana.paolini@unitn.it<p><span style="font-weight: 400;">Con lo scopo di creare un brano musicale da far ascoltare prima della lettura dell’ecloga </span><em><span style="font-weight: 400;">Après-midi d’un faune</span></em><span style="font-weight: 400;"> del poeta Stéphane Mallarmé, Claude Debussy compose il </span><em><span style="font-weight: 400;">Prèlude à l’après-midi d’un faune</span></em><span style="font-weight: 400;"> al fine di anticipare l’atmosfera del testo di Mallarmé. Un caldo e soleggiato pomeriggio fa da sfondo alle vicende di un fauno alle prese con la visione sfocata di alcune ninfe. Se si tratti di un’esperienza realmente avvenuta o solo sognata, non sarà mai esplicitato dal poeta, la cui intenzione è restituire una dimensione nascosta del reale a cui non si può accedere tramite i cinque sensi, sospesa tra realtà e sogno. Delineando un percorso colmo di sovrapposizioni tra musica e poesia, tra il senso della vista e il senso dell’udito, l’intento dell’articolo è indagare il nesso tra la musica di Debussy e l’ecloga di Mallarmé, con una particolare attenzione al clima culturale dell’epoca: il Simbolismo in Francia negli ultimi due decenni del XIX secolo. Entrambe le opere colgono e declinano a proprio modo il cardine del Simbolismo francese: la convinzione che dietro la realtà percepibile attraverso i cinque sensi si celi un’altra dimensione più profonda a cui si può giungere solo tramite l’arte, l’immaginazione, l’intuizione.</span></p>2024-12-18T00:00:00+00:00Copyright (c) 2024 Francesca De Molahttps://teseo.unitn.it/digiti/article/view/3282«Signor, oiiés, tot li amant»2024-12-09T12:23:33+00:00Erika Dell'Aquilaadriana.paolini@unitn.it<p><span style="font-weight: 400;">Questo articolo esamina il ruolo dei cinque sensi, in particolare della vista e dell'udito, nelle diverse versioni del racconto medievale di </span><em><span style="font-weight: 400;">Floire et Blancheflor</span></em><span style="font-weight: 400;">. L'analisi si concentra in particolare sulle due versioni francesi, il </span><em><span style="font-weight: 400;">Conte de Floire et Blancheflor </span></em><span style="font-weight: 400;">(trasmesso da Paris, BnF fr. 375; Paris, BnF fr. 1447; Vat. Pal. Lat. 1971) e il </span><em><span style="font-weight: 400;">Roman de Floire et Blancheflor</span></em><span style="font-weight: 400;"> (Paris, BnF fr. 19152); la versione spagnola, la </span><em><span style="font-weight: 400;">Crónica de Flores y Blancaflor</span></em><span style="font-weight: 400;"> (Madrid, BN 7583); e le versioni scandinave, con particolare attenzione alla versione svedese </span><em><span style="font-weight: 400;">Flores och Blanzeflor</span></em><span style="font-weight: 400;"> (Copenhagen, AM 191 fol.; Stockholm: KB Cod. D4; KB Cod. D4a; KB Cod. D3) e alla saga norrena </span><em><span style="font-weight: 400;">Flóres saga ok Blankiflúr</span></em><span style="font-weight: 400;"> (Copenhagen, AM 757 a 4o e Reykjavik, AM 489 4o). </span></p>2024-12-18T00:00:00+00:00Copyright (c) 2024 Erika Dell'Aquilahttps://teseo.unitn.it/digiti/article/view/3283Il corpo e la realtà attraverso il bastone2024-12-09T12:25:05+00:00Marco D'Aureliadriana.paolini@unitn.it<p><span style="font-weight: 400;">Da antropologo culturale mi capita spesso ultimamente di osservare ed esperire una particolare tecnica del corpo: camminare. E in particolare camminare per sentieri sterrati. Nel farlo mi sono sorpreso a riflettere su un particolare oggetto che immancabilmente uso in queste circostanze e a cui sono interessato per questioni professionali e non solo: il bastone. Utilizzo, e colleziono, bastoni in legno, da cammino, da pastore, da cavalcante e mi sto occupando di questi manufatti in modo sistematico per il museo di cui sono direttore. Vorrei raccontare e proporre riflessioni sull'utilizzo di simili protesi del corpo nella percezione e conoscenza sensoriale del mondo che ci circonda. </span></p>2024-12-18T00:00:00+00:00Copyright (c) 2024 Marco D'Aurelihttps://teseo.unitn.it/digiti/article/view/3284Sul bisogno di senso2024-12-09T12:26:38+00:00Omar Di Vittorioadriana.paolini@unitn.it<p><span style="font-weight: 400;">Dal </span><em><span style="font-weight: 400;">De Anima</span></em><span style="font-weight: 400;"> aristotelico a oggi i cinque sensi, ambasciatori eletti della più vasta percezione sensoriale, hanno dominato la gerarchia degli strumenti volti a impedire la discesa di un velo di nulla sulla nostra realtà. La percezione dell'esistente è ciò che concretizza la nostra realtà e, in quanto tale, è difenditrice ultima del nostro bisogno di esperire, senza cui nulla sarebbe comprensibile e, tanto meno, avrebbe senso. L'essere umano segue, dunque, la necessità naturale di percepire per non affondare nel terrore dell'assenza. Esso, però, ha sorpassato tale necessità, creandone una artificiale che lo porta ad ampliare il concetto di senso, attribuendogli il ruolo di creatore di valori. In questo testo si affronterà il tema della paura dell'assenza di senso e della spasmodica ricerca di esso in ogni componente del reale come sua reazione. Si analizzerà, quindi, il bisogno di senso come risultato della predisposizione biologica alla percezione sensoriale e come certezza nietzschiana a cui l'individuo delega la costruzione di sicurezze. Da tali analisi si concluderà che l'onnipresenza di tale bisogno nella comprensione della realtà vincola l'umanità a una percezione dell'esistente figlia di una costante attribuzione di valori artificiali, basati su un confortevole </span><em><span style="font-weight: 400;">senso</span></em><span style="font-weight: 400;">.</span></p>2024-12-18T00:00:00+00:00Copyright (c) 2024 Omar Di Vittoriohttps://teseo.unitn.it/digiti/article/view/3276La percezione dei cinque sensi in soggetti autistici2024-12-09T11:37:44+00:00Raul Garcia Balestenaadriana.paolini@unitn.it<p>Lo scopo dell’articolo è affrontare la tematica della percezione dei cinque sensi in persone che rientrano nello spettro autistico. Si affronteranno alcune caratteristiche delle neurodivergenze per poi concentrarsi sullo spettro autistico, parlando di che difficoltà ci possano essere dovute agli stimoli sensoriali che vengono presentati ogni giorno per ognuno dei cinque sensi.</p>2024-12-18T00:00:00+00:00Copyright (c) 2024 Raul Garcia Balestenahttps://teseo.unitn.it/digiti/article/view/3277Sensibilità e alienazione2024-12-09T11:39:21+00:00Valentina Gasperiadriana.paolini@unitn.it<p><span style="font-weight: 400;">Nell’era contemporanea l’uomo sembra alla costante ricerca dell’esaltazione delle sue caratteristiche esclusive, forse intimorito dalla non più così remota possibilità che un giorno l’I.A. possa confondersi con ciò che fino a poco tempo fa veniva considerato unico ed irripetibile. In questo breve scritto, si recupererà la prospettiva di Feuerbach, secondo cui l’uomo ha oggettivato le sue qualità nella divinità, sviluppando ciò che egli ha definito «alienazione religiosa». Tale prospettiva fungerà da utile strumento per indagare l’ipotesi di una nuova oggettivazione, l’«alienazione artificiale»: nello specifico, cercheremo di capire perché il ruolo dei cinque sensi è cruciale nel rendere questa possibilità incapace di concretizzazione. Come ha affermato Remo Bodei, «i sensi sono delle finestre sul mondo, delle vie d’accesso del mondo dentro di noi»: è anche quest’esperienza a “doppia corsia” che custodisce e protegge la nostra peculiare modalità dell’essere.</span></p>2024-12-18T00:00:00+00:00Copyright (c) 2024 Valentina Gasperihttps://teseo.unitn.it/digiti/article/view/3278I cinque sensi nei testi del diritto2024-12-09T11:41:42+00:00Francesco Romanoadriana.paolini@unitn.it<p>Nel contributo, partendo dalle risorse delle banche dati di IGSG CNR, si esamineranno le parole relative ai cinque sensi, verificandone la presenza negli archivi digitali, la loro consistenza numerica e per una di esse – ‘vista’ – il significato assunto in quei documenti tipici quali sono i testi giuridici. In particolare le banche dati LGI (Lessico Giuridico Italiano) e LLI (Lingua Legislativa Italiana), liberamente disponibili in Rete, documentano la storia della lingua giuridica dal X al XX secolo. Una prima indagine ha mostrato che la parola ‘olfatto’ non è presente negli archivi, mentre le parole ‘gusto’ e ‘tatto’ sono presenti, rispettivamente, in uno e in tre record. La ricerca per i lemmi ‘udito’ e ‘vista’ ha invece restituito molti documenti: ‘udito’ è presente in 121 record e ‘vista’ in 344, segno evidente della maggiore rilevanza di questi due sensi dell’essere umano nell’esperienza giuridica. Il manoscritto si concentrerà in particolare sulla presenza del lemma ‘vista’ e sui suoi significati nei documenti in cui la parola è attestata, che vanno dal 1376 (Bensa, Francesco di Marco da Prato. Notizie e documenti sulla mercatura italiana del secolo XIV, Milano, Treves, 1928) al 1965 (Berri, Formulario civile e commerciale secondo il vigente codice<br>civile, 1965). </p>2024-12-18T00:00:00+00:00Copyright (c) 2024 Francesco Romanohttps://teseo.unitn.it/digiti/article/view/3279Il sottovalutato senso dell’olfatto2024-12-09T12:09:45+00:00Marialuisa De Molaadriana.paolini@unitn.it<p><span style="font-weight: 400;">Lo studio del senso dell’olfatto è un ambito di rinnovato interesse all’interno della comunità scientifica. Di conseguenza, l’articolo si propone di approfondire il funzionamento di un particolare test per misurare la capacità olfattiva, il quale si è rivelato utile anche al fine di migliorare l’accuratezza della diagnosi di malattie neurodegenerative. </span></p> <p><span style="font-weight: 400;">Il test Sniffin' Sticks (SST) è un test psicofisico sviluppato da Hummel nel 1997 e validato in diversi paesi europei. Esso valuta tre diversi aspetti della funzione olfattiva mediante 3 subtest: soglia (T), discriminazione (D) e identificazione (I). La somma dei punteggi di questi tre sottotest produce un punteggio globale dell'olfatto: il punteggio Soglia-Discriminazione-Identificazione (TDI). </span><span style="font-weight: 400;">Sebbene sia difficile eseguire il test in modo completo e sistematico nella pratica clinica di routine per via della durata del test, è uno degli strumenti essenziali per valutare le prestazioni olfattive di un individuo e monitorare l'evoluzione di tali prestazioni in funzione di eventi fisiologici, come l’invecchiamento, o patologici. È stato infatti decretato utile per migliorare l’accuratezza della diagnosi del morbo di Alzheimer’s e del deterioramento cognitivo lieve (MCI).</span></p>2024-12-18T00:00:00+00:00Copyright (c) 2024 Marialuisa De Molahttps://teseo.unitn.it/digiti/article/view/3271 «Caciando per gustar»2024-12-09T11:25:14+00:00Agnese Beeadriana.paolini@unitn.it<p><span style="font-weight: 400;">Di fronte all’esecuzione di una composizione poetico-musicale, un ascoltatore si aspetterà di essere stimolato per lo più dal punto di vista uditivo. Tuttavia, in questa caccia risalente alla fine del XIV secolo, Zachara sollecita nello spettatore tutti e cinque i sensi, portando così in vita una scena di mercato della Roma di fine Trecento, donandoci un’immagine talmente vivida da permetterci di vedere, toccare, odorare, ascoltare e addirittura gustare quanto descritto. In questo lavoro si analizzeranno, pertanto, gli espedienti sensoriali utilizzati dal poeta, e cantore, dal punto di vista testuale e musicale. Attraverso questa analisi, si dimostrerà quindi l’importanza del rapporto tra testo e musica nel restituire all’ascoltatore non solo un’esperienza completa dell’opera, ma anche, in questo caso, un testo di senso compiuto. Si evidenzierà inoltre, come la </span><em><span style="font-weight: 400;">performance</span></em><span style="font-weight: 400;"> canora permetta, a differenza di una semplice lettura del testo, di non affrettare le parole o accavallare le frasi, trasformando così il trambusto e la confusione in armonia. Potendo “masticare” i versi, infatti, si ha la sensazione di gustare davvero le delizie del mercato descritto da Zachara, di odorare realmente la scena, di poter toccare con mano le bancarelle, di vedere la gente affrettarsi a concludere un affare e di sentire le voci di richiamo dei mercanti come se ci trovassimo immersi nella scena e catapultati indietro nel tempo. </span></p>2024-12-18T00:00:00+00:00Copyright (c) 2024 Agnese Beehttps://teseo.unitn.it/digiti/article/view/3272Ma te la sai quela… 2024-12-09T11:27:41+00:00Vanessa Plancheladriana.paolini@unitn.it<p><span style="font-weight: 400;">Lo scopo dell’articolo è quello di presentare al lettore tre filastrocche in dialetto del Trentino e della Val di Non. </span><span style="font-weight: 400;">Esse saranno attinte dal patrimonio culturale trentino, basandosi sui ricordi dei nonni vissuti tra la Val di Non e la Valsugana. I testi, avranno come oggetto i cinque sensi, saranno accompagnati da una serie di disegni, i quali permetteranno di comprendere le parole e il significato generale. Per semplificare la lettura viene presentata una traduzione in lingua italiana. </span></p>2024-12-18T00:00:00+00:00Copyright (c) 2024 Vanessa Planchelhttps://teseo.unitn.it/digiti/article/view/3273Occhio all’anima!2024-12-09T11:29:24+00:00Anna Capponiadriana.paolini@unitn.it<p><span style="font-weight: 400;">Scrittore surrealista ma di un surrealismo tutto suo, Alberto Savinio segue le tracce dei sensi per rivelare la psiche. Il surrealismo che cerca di far emergere l’anima valorizza non il linguaggio verbale e razionale, ma quello irrazionale legato ai sensi. In </span><em><span style="font-weight: 400;">La nostra anima</span></em><span style="font-weight: 400;"> la figura di Psiche diventa plastica a tal punto da presentarsi come manichino fatto di carne, con i suoi ricordi, la sua voce e i suoi odori. Chi più di Psiche, poi, può parlare di quella vista che è stata la sua condanna nel mito antico? La vista appare come senso dello scioglimento dell’enigma: fino a quel momento, servita da servitori invisibili, racconta delle parole sentite, del gusto e del profumo delle pietanze consumate, dei piaceri dell’amore e tutto ciò mette in moto la sua immaginazione che disegna le fattezze del misterioso marito. Quando poi si accende la curiosità delle sorelle, sente il bisogno impellente di vedere colui che prima aveva solo potuto ‘percepire’ con gli altri suoi sensi. La volontà di vedere è soprattutto il bisogno di avere prova o meno dell’esattezza delle immagini costruite dalle sue percezioni. Anche Psiche, che rappresenta la nostra anima, ha bisogno di vedere. </span></p>2024-12-18T00:00:00+00:00Copyright (c) 2024 Anna Capponihttps://teseo.unitn.it/digiti/article/view/3274Diari sonori2024-12-09T11:31:17+00:00Claudia Ferrettiadriana.paolini@unitn.it<p><span style="font-weight: 400;">I suoni sono costantemente attorno a noi, sono la nostra porta verso il mondo e rivelano il paesaggio fuori e dentro noi. I suoni cambiano nel tempo, hanno ritmi, si imprimono nella memoria, rivelano il futuro, svelano il nostro sentire e raccontano storie. </span><span style="font-weight: 400;">Le pagine proposte sono l’elaborazione scritta a penna su carta della partitura eseguita dal paesaggio sonoro che incontrerò in un momento e in un luogo preciso. </span><span style="font-weight: 400;">La mano si muove sul foglio tra fonti sonore, caratteristiche del suono, emozioni, storie e azioni, lasciando spazio sulla pagina a parole istantanee che valicano il confine del segno e a grafiche fatte di grafie e verbo. </span><span style="font-weight: 400;">Un diario sonoro del mondo in quel tempo, per quel tempo, in quel luogo, per quel luogo. </span><span style="font-weight: 400;">Sceglierò un luogo, un momento e un tempo di elaborazione – o forse semplicemente accadrà e lo incontrerò – lì, su carta, scriverò dei suoni attorno a me, forse chiudendo gli occhi, forse no. </span><span style="font-weight: 400;">Utilizzando una scrittura sensoriale, lasciando permeare tra loro i sensi, lasciando che descrivano la realtà e che insieme aprano porte all’immaginazione, insieme puntuale e intima, biografica, creerò la partitura scritta del paesaggio sonoro attorno e dentro me.</span></p>2024-12-18T00:00:00+00:00Copyright (c) 2024 Claudia Ferrettihttps://teseo.unitn.it/digiti/article/view/3275Intervista allo chef Stefano Bertoni2024-12-09T11:36:06+00:00Mattia Oss Balsadriana.paolini@unitn.itStefano Bertoniadriana.paolini@unitn.it<p>Lo chef trentino Stefano Bertoni si è prestato a rispondere alle domande di Mattia Oss Bals e a svelare alcuni delle sue abilità nel sollecitare i cinque sensi attraverso il cibo</p>2024-12-18T00:00:00+00:00Copyright (c) 2024 Mattia Oss Bals, Stefano Bertonihttps://teseo.unitn.it/digiti/article/view/3270Il profumo della carta2024-12-09T11:23:22+00:00Andrea Andreattaadriana.paolini@unitn.it<p>Prendendo spunto dall'istintivo gesto dell'annusare la carta dei libri, ne vengono esaminate le tipologie e le tecniche di realizzazione che contribuiscono alla creazione dei diversi odori e profumi</p>2024-12-18T00:00:00+00:00Copyright (c) 2024 Andrea Andreattahttps://teseo.unitn.it/digiti/article/view/3264Davvero sono solo cinque, i sensi?2024-12-09T10:49:44+00:00Adriana Paoliniadriana.paolini@unitn.it<p>Nell'editoriale si introduce al tema del nuovo numero di Digiti e si presentano i contributi</p>2024-12-18T00:00:00+00:00Copyright (c) 2024 Adriana Paolini