«Sarete riscattati senza denaro» (Is 52,3)

La redenzione nell’Antico Testamento tra metafora teologica e linguaggio giuridico ibrido

Autori

  • Gian Luigi Prato

DOI:

https://doi.org/10.15168/per.vi2026s.4114

Abstract

Originariamente pubblicato in Redimere e riscattare. La redemptio tra teologia e politica («Politica e Religione», 2017), pp. 25-57. 

La maggior parte dei testi dell’Antico Testamento che trattano di redenzione e riscatto utilizza un linguaggio giuridico, anche quando è Dio ad agire come redentore; tuttavia, in tal caso viene sottolineato che Dio redime senza pagare alcun riscatto. Il presente saggio esamina la terminologia relativa sia alla redenzione che al riscatto, concentrandosi sui verbi pdh e g’l e sui loro derivati. Prende inoltre in considerazione il tema dell’espiazione, espresso attraverso il riscatto (kōfer) e un particolare impiego del verbo kipper, che prevede offerte di sangue. Per completare la panoramica sono fornite alcune osservazioni sul tema della riconciliazione e dell’acquisto di schiavi. In conclusione, si evidenzia come tali testi rivelino chiaramente un’interpretazione teologica del linguaggio giuridico e sottolineino il fatto che Dio redime senza riscatto (sia esso pagato da lui o – nel caso dell’espiazione – a lui); tuttavia, questa nuova ermeneutica risulta problematica e appare persino alquanto forzata. È dunque comprensibile che nelle tradizioni teologiche successive (e soprattutto in quella cristiana) si riscontri l’idea – quantomeno implicita – che un riscatto venga pagato a Dio, o addirittura da lui, nonostante il pesante fardello che tale concezione comporta.

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Pubblicato

25.06.2026