Von der Schönheit und Ihrer Scheidung

Platon, Petrarca, Ficino

Autori

DOI:

https://doi.org/10.15168/rs.v0i4.140

Abstract

È possibile de-finire la bellezza? Ossia, letteralmente, racchiudere il concetto del bello e della bellezza dentro confini che ne delimitino e circoscrivano la portata? Oppure la bellezza è per sua stessa natura in-definibile, ossia deve essere pensata alla stregua di uno spazio che resta strutturalmente aperto, che sfugge a qualunque tentativo di categorizzazione e inquadramento concettuale? Altrimenti detto: la bellezza è un’idea prensile? Che possa essere ‘afferrata’ in mano? Può farsi, dunque, propriamente parlando, della bellezza un concetto, se per ‘concetto’ intendiamo qualcosa che possa e debba essere racchiuso dentro il palmo di una mano (questo infatti il senso del cum-capere che sta alla origine della nozione di ‘concetto’)? A queste provocatorie domande era dedicata la lectio magistralis che Bruno Haas, docente di Philosophie und Kunstgeschichte alla Technische Universität di Dresda, ha tenuto a Rovereto, presso la Sala degli Specchi di Casa Rosmini, il 4 aprile 2016, qui pubblicata in una versione ampiamente rielaborata.

Pubblicato

2017-12-13

Fascicolo

Sezione

Lectio magistralis

Come citare

[1]
B. Haas, «Von der Schönheit und Ihrer Scheidung: Platon, Petrarca, Ficino», RS, fasc. 4, pp. 33–51, dic. 2017, doi: 10.15168/rs.v0i4.140.