Tempio, Gerusalemme, città di asilo
La geografia dello spazio sacro trasformata in una religione senza luogo
DOI:
https://doi.org/10.15168/per.vi2026s.4115Abstract
Originariamente pubblicato in La territorializzazione del sacro. Valenza teologico-politica del tempio («Politica e Religione», 2016), pp. 15-59.
Se consideriamo la storia del tempio di Gerusalemme, ci rendiamo conto che la sua sacralità divenne un modello spaziale per altre istituzioni religiose, consentendo anche a queste di essere considerate luoghi autenticamente sacri. Sebbene il tempio di Salomone sia strettamente legato all’evoluzione politica della monarchia nell’antico Israele, il cosiddetto “secondo tempio” si trasforma sempre più in un luogo ideale, la cui santità abbraccia la terra e il popolo (si pensi al tempio descritto in Ezechiele 40-48). Si sviluppa così una “religione della sacralità” – vale a dire della purità e della separazione – destinata a sopravvivere anche quando la distruzione del tempio priva la comunità di un luogo sacro concreto. La sacralizzazione di spazi specifici, come i luoghi e le città di asilo, dimostra che l’idea di sacralità associata al tempio si estende ad altri spazi ideali (quali le città di asilo, considerate città levitiche); questi, in larga misura e su un piano simbolico, contribuiscono a sostenere tale religione svincolata da un luogo fisico preciso.
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