Frammenti astratti: la trasgressione del linguaggio nelle logiche rappresentative di Zaha Hadid
DOI:
https://doi.org/10.15168/xy.v10i16.3771Parole chiave:
disegno di progetto, nuovi linguaggi narrativi, The Peak Leisure ClubAbstract
Il saggio intende trattare i processi rappresentativi che Zaha Hadid sviluppò sui disegni di The Peak Leisure Club (1982-1983), progetto mai costruito ma considerato il principale manifesto del suo pensiero teorico. Vincitore di un concorso internazionale indetto dalla città di Hong Kong, tale progetto si impose per il suo carattere innovativo, estraneo a schemi prestabiliti e completamente diverso dagli altri concorrenti. Le logiche compositive adottate da Zaha Hadid, le cui complessità risiedono nella sperimentazione di forme euclidee non convenzionali, non potevano che essere raccontate con un linguaggio rappresentativo analogamente articolato. Zaha Hadid non illustra il progetto in modo semplice e diretto, scegliendo piuttosto di comporre disegni dal forte impatto visivo che predilige uno spazio narrativo anziché architettonico o paesaggistico. Da tali rappresentazioni emergono i caratteri imprescindibili della sua opera: il primo di matrice araba, la cui arte è generata dall’astrazione geometrica, il secondo che attinge alla ricerca svolta dalle avanguardie artistiche all’inizio del XX secolo, assunta da Zaha Hadid in quanto fondamento grafico-teorico per sviluppare nuovi meccanismi di astrazione e frammentazione. Il suo rifiuto nei confronti delle classiche metodologie rappresentative si esplicita in una vera e propria strategia comunicativa, manifestatasi sotto forma di frammenti, deformazioni cinematiche e inganni ottici. Non tenendo conto delle coordinate spazio-temporali euclidee, Zaha Hadid annulla i processi associativi e le condizioni esistenti tra gli elementi ortogonali, eludendo i limiti fisici del foglio e progettando in una dimensione non bidimensionale. In conclusione, l’analisi critico-grafica eseguita sui disegni di The Peak Leisure Club, chiarifica la genesi tridimensionale del modus operandi di Zaha Hadid e, di conseguenza, l’indissolubile connessione tra i suoi disegni architettonici e gli edifici realizzati negli anni successivi.
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