Dal tempo sepolto all’immagine resiliente: l’Uomo di Neanderthal e la Grotta di Lamalunga
DOI:
https://doi.org/10.15168/xy.v10i16.3776Parole chiave:
archeologia virtuale, patrimonio inaccessibile, rappresentazione immersivaAbstract
Nel ventre carsico dell’altopiano murgese, la Grotta di Lamalunga si configura come un santuario naturale che, da oltre 150.000 anni, custodisce l’Uomo di Altamura. Questo Homo neanderthalensis, inglobato in una matrice calcitica e rivestito da formazioni coralloidi, rappresenta uno dei casi più rilevanti per la ricerca paleoantropologica a livello globale. Le indagini più recenti (2025) hanno segnato un punto di svolta: l’integrazione tra rilievo digitale e sistemi georadar (GPR) ha consentito di mappare il quadro fessurativo e la stratigrafia dei depositi, definendo i rapporti tra vuoti e pieni e individuando le discontinuità del sistema carsico. L’analisi delle anomalie geofisiche ha permesso di identificare volumi a comportamento anomalo, interpretabili come cavità secondarie o condotti occlusi, rendendo possibile – per la prima volta dalla scoperta – formulare un’ipotesi sulla configurazione degli accessi originari alla grotta. In questo contesto, la rappresentazione non è più una semplice replica del reale, ma si configura come un ambiente cognitivo in cui il dato scientifico viene tradotto in esperienza spaziale. La memoria emerge come una dimensione stratificata: da un lato, una memoria minerale, inscritta nella roccia e decodificata come palinsesto digitale; dall’altro, una memoria sensoriale (embodied memory), in cui la spazialità e la prossemica contribuiscono alla costruzione di un ecosistema immersivo. I reperti si trasformano così in immagini resilienti: entità informative capaci di attraversare ambienti digitali, adattarsi ai linguaggi tecnologici e sedimentarsi come memoria collettiva. La rappresentazione diventa quindi uno strumento critico e operativo, capace di ridefinire i paradigmi della conoscenza e della fruizione del patrimonio inaccessibile. Il tempo sepolto non viene sostituito, ma reso interpretabile attraverso una mediazione digitale che ne amplifica i significati, rendendo il passato un’esperienza condivisibile nel presente.
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