Exaptation come criterio per la modellazione di ecosistemi complessi. Il caso della laguna di Venezia
DOI:
https://doi.org/10.15168/xy.v11i17.3966Parole chiave:
disegno artificiale, scenari, sistemi complessiAbstract
Nel celebre saggio sui pennacchi della basilica di San Marco a Venezia, Gould e Lewontin criticavano la tendenza adattazionista a leggere ogni forma come esito ottimale di una funzione. Con il concetto di exaptation, Gould e Vrba hanno successivamente proposto una visione evolutiva fondata su cooptazioni e ri-funzionalizzazioni contingenti. Trasposta nell’ambito della modellazione degli ecosistemi complessi, questa prospettiva consente di superare l’idea che sistemi come la laguna di Venezia evolvano verso stati di equilibrio determinati, invitando invece a leggerli come configurazioni emergenti prodotte da riusi funzionali e interazioni multilivello. In un contesto lagunare, infrastrutture idrauliche, gradienti salini, comunità vegetali e pressioni antropiche non si organizzano secondo traiettorie lineari, ma generano effetti collaterali che diventano condizioni per nuove stabilità: barene nate da processi sedimentari alterati, specie che colonizzano habitat artificiali, dispositivi tecnici che modificano nicchie ecologiche. L’exaptation diventa qui non solo categoria interpretativa, ma criterio metodologico: orienta la costruzione di modelli capaci di intercettare pattern emergenti a diverse scale e di integrare descrizione meccanicistica e apprendimento statistico senza ridurre la complessità a pura previsione. Gli approcci ibridi contemporanei – che combinano simulazione process-based e reti neurali informate dalla fisica – possono essere riletti come dispositivi esplorativi più che predittivi: strumenti per sondare scenari in cui funzioni, relazioni e ruoli ecologici si ridefiniscono nel tempo. In questa prospettiva, modellare Venezia significa progettare un campo di possibilità, non ottimizzare un esito. L’exaptation opera come principio di validazione e generazione: invita a confrontare i modelli con pattern multipli e inattesi, riconoscendo che l’innovazione ecologica – come quella tecnica – emerge spesso da deviazioni e riusi non intenzionali. Assumere l’exaptation come criterio operativo implica dunque una postura epistemica specifica: sostituire la ricerca dell’equilibrio con l’analisi delle trasformazioni contingenti, e intendere l’intelligenza artificiale non come strumento di controllo, ma come mezzo per rendere visibili le traiettorie laterali dell’evoluzione lagunare.
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