Von der Schönheit und Ihrer Scheidung
Platon, Petrarca, Ficino
DOI:
https://doi.org/10.15168/rs.v0i4.140Abstract
È possibile de-finire la bellezza? Ossia, letteralmente, racchiudere il concetto del bello e della bellezza dentro confini che ne delimitino e circoscrivano la portata? Oppure la bellezza è per sua stessa natura in-definibile, ossia deve essere pensata alla stregua di uno spazio che resta strutturalmente aperto, che sfugge a qualunque tentativo di categorizzazione e inquadramento concettuale? Altrimenti detto: la bellezza è un’idea prensile? Che possa essere ‘afferrata’ in mano? Può farsi, dunque, propriamente parlando, della bellezza un concetto, se per ‘concetto’ intendiamo qualcosa che possa e debba essere racchiuso dentro il palmo di una mano (questo infatti il senso del cum-capere che sta alla origine della nozione di ‘concetto’)? A queste provocatorie domande era dedicata la lectio magistralis che Bruno Haas, docente di Philosophie und Kunstgeschichte alla Technische Universität di Dresda, ha tenuto a Rovereto, presso la Sala degli Specchi di Casa Rosmini, il 4 aprile 2016, qui pubblicata in una versione ampiamente rielaborata.
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