Imago Resiliens. I segni tra visibile e invisibile nell’immaginazione artificiale
DOI:
https://doi.org/10.15168/xy.v10i16.3769Parole chiave:
disegno evolutivo, immaginazione artificiale, resilienza esteticaAbstract
Nell’epoca dell’immaginazione artificiale, il disegno si rivela come un organismo in metamorfosi. Non gesto monoautoriale e univoco, ma processo che crea uno spazio di interrelazione tra umano e macchina, coinvolgendo entrambi in un movimento evolutivo e coevolutivo, da cui emerge un’immagine che sempre eccede l’intenzione semantica autoriale. Il progetto, in quanto tale, deve quindi aprirsi a un’immagine che, nel proprio segno, contiene altro-da-sé, riconquistando un ruolo semantico antico, che è insieme traccia dell’oltre e soglia tra visibile e invisibile. La trasformazione tecnica e stilistica operata dalle nuove tecnologie invita quindi a recuperare una tradizione morfologica antica, di radice platonica, per la quale l’apparire è la modalità in cui l’infigurabile si manifesta ri-velandosi. Viene analizzato il pensiero di tre esponenti di spicco di questa tradizione: Giordano Bruno, Pavel Florenskij e Adolf Portmann. In questo spazio intermedio, dove la rappresentazione – “il farsi nuovamente presente” – si manifesta come una cecità intermittente, prende forma una nuova tipologia di resilienza estetica in quanto capacità delle immagini di attraversare mutazioni tecniche, linguistiche e percettive, conservando memoria di sé. L’intelligenza artificiale introduce un principio di selezione visiva: produce una molteplicità di varianti, di cui solo alcune si consolidano come forme coerenti da un punto di vista narrativo. La resilienza estetica si manifesta allora nella capacità di permanere nel mutamento, adattandosi ai nuovi codici senza perdere identità simbolica. È una “sopravvivenza trasformativa” del segno, dove invenzione e memoria si compenetrano nel processo evolutivo dell’immagine. Attraverso esempi di rappresentazione architettonica sintetica, il contributo esplora questa ecologia del segno resiliente, in cui il disegno, ibrido e generativo, continua – in quanto traccia – a evocare l’originario atto della visione, prolungandone il senso in nuove forme di apparizione.
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