Dalle tracce alla co-optazione mitopoietica dell’IA
DOI:
https://doi.org/10.15168/xy.v11i17.3865Parole chiave:
exaptation artificiale, mitopoiesi, palinsesti apertiAbstract
Muovendo dal principio di rebuild di Aaron Betsky, dalla tradizione figurativa da François de Nomé a Piranesi, e dalle riflessioni di Marc Augé su rovine e macerie, il contributo esplora il riuso del preesistente come processo di “exaptation artificiale”. In questo quadro, l’intelligenza artificiale si configura non come strumento di generazione ex novo, ma come macchina interpretativa: un dispositivo di lettura, deformazione e riscrittura di tracce storiche e visive, capace di amplificare il potenziale narrativo del frammento. I residui materiali e contestuali dell’esistente – intesi come palinsesti complessi – abbandonano la mera funzione d’uso per assumere una valenza mitopoietica, capace di generare nuove configurazioni spaziali e forme di memoria. Il progetto si trasforma così in una pratica di co-optazione culturale in cui l’esistente diventa matrice creativa, ridefinendo il rapporto tra storia, rovina e AI. L’analisi si inserisce nel dibattito contemporaneo richiamando le strategie di riuso creativo di Dimitris Pikionis, Lebbeus Woods e del duo Anne e Patrick Poirier. Attraverso questi riferimenti, il saggio evidenzia come la reinterpretazione dei residui e dei dati esistenti possa trasformare la rovina in un potente dispositivo di immaginazione progettuale.
Dowloads
Pubblicato
Fascicolo
Sezione
Licenza
Copyright (c) 2026 Cesare Battelli

Questo volume è pubblicato con la licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi allo stesso modo 4.0.