Gli algoritmi di Italo Calvino e la rappresentazione del DNA della complessità urbana
DOI:
https://doi.org/10.15168/xy.v11i17.3959Parole chiave:
analisi urbana, benessere urbano, proxy visiviAbstract
Il riferimento al modello naturale ha storicamente orientato i processi creativi come esito della reinterpretazione di strutture e principi osservati nella realtà. Nel tempo, l’imitazione si è evoluta dalla riproduzione formale, all’applicazione dei principi meccanici, fino all’assimilazione della complessità dei processi biologici nella progettazione di sistemi responsivi. Con il progresso della conoscenza scientifica, l’attenzione si è spostata dall’estetica delle forme (euritmia), alle relazioni tra le parti (concinnitas), ai processi di adattamento e trasformazione (evoluzione), fino all’interazione tra fattori nei sistemi complessi (interazione). In questa traiettoria si inserisce il concetto di exattamento, inteso come riuso e riconfigurazione di elementi preesistenti in nuovi contesti funzionali. Anche la città può essere interpretata come un sistema evolutivo complesso, nel quale si stratificano nel tempo relazioni, conflitti, eventi e trasformazioni che contribuiscono a definire il genius loci come risultato della ricombinazione di elementi eterogenei. Nella struttura combinatoria de Le città invisibili, Italo Calvino costruisce un dispositivo narrativo in cui la città emerge come esito di permutazioni di componenti materiali e immateriali, restituendo la complessità urbana attraverso un sistema aperto di relazioni e significati. In questo contesto, gli strumenti di AI generativa consentono di tradurre le descrizioni testuali in rappresentazioni visive, rendendo espliciti gli elementi costitutivi delle città calviniane e permettendone la ricombinazione secondo logiche formali e semantiche. A partire da tali presupposti, la ricerca propone un modello di “exattamento operativo”, nel quale le configurazioni visive generate vengono analizzate tramite tecniche di riconoscimento automatico al fine di individuare ricorrenze di elementi urbani, sia fisici sia immateriali. Tali elementi vengono poi messi in relazione con sistemi di indicatori istituzionali per la valutazione del benessere urbano, costruendo un ponte tra dati non strutturati e metriche quantitative consolidate. L’obiettivo è sviluppare un sistema ibrido capace di tradurre segnali visivi in proxy interpretabili come indicatori di qualità urbana, contribuendo alla definizione di strumenti innovativi per l’analisi e la rappresentazione della complessità delle città contemporanee.
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