Rosmini e le Sibille
DOI:
https://doi.org/10.15168/2385-216X/193Parole chiave:
Antonio Rosmini, Sibille, tesi di laureaAbstract
La tesi di laurea discussa da Rosmini presso la Facoltà teologica di Padova il 23 giugno 1822 è sempre stata alquanto trascurata negli studi rosminiani nonostante la sua oggettiva importanza. Il suo titolo, come è noto, suona così nella versione più breve: An in sibyllinis oraculis verae aliquae fuerint de Christo praedictiones, che risulta abbreviato in quella più lunga e completa: De Sibyllis lucubratiuncula. In essa il Roveretano intende rivendicare la verità degli oracoli sibillini sulla nascita di Cristo e sull’avvento di un nuovo regno, avanzando una sua precisa posizione non solo sul controverso rapporto tra cultura pagana e messaggio evangelico, ma anche sull’esistenza di profeti e profetesse autenticamente ispirati da Dio al di fuori della rivelazione ebraico-cristiana. A dispetto della rilevanza dell’argomento, la tesi di Rosmini è stata pubblicata per la prima volta in latino solo nel 1956 nelle «Memorie dell’Accademia delle Scienze di Torino», ma da allora non ha più ricevuto un’attenzione adeguata, anche per lo stato problematico dei manoscritti conservati nell’Archivio di Stresa. Su questo sfondo si comprende la grande importanza dello studio di Patricia Salomoni qui pubblicato, nel quale viene anzitutto restituito per la prima volta il testo critico della tesi rosminiana, accompagnato da una traduzione italiana che ne rende più fruibile il contenuto. Ma la novità del saggio consiste anche nell’ampia contestualizzazione storica degli oracoli sibillini, che muove dalla prima ricezione patristica e giunge fino ai tempi di Rosmini, consentendo finalmente una comprensione adeguata di questo prezioso scritto dell’abate di Rovereto. La rivista ringrazia il Centro Internazionale di Studi Rosminiani di Stresa e la Biblioteca Rosminiana di Rovereto per la fruttuosa collaborazione.
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Copyright (c) 2019 Patricia Salomoni; Rosmini Studies (per la presente edizione)

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