Ticontre. Teoria Testo Traduzione https://teseo.unitn.it/ticontre <p>La rivista <em>Ticontre. Teoria Testo Traduzione</em> (ISSN 2284-4473) nasce dall’esigenza di fornire una piattaforma di discussione aperta, che proponga una riflessione sul testo letterario allo stesso tempo innovativa e attenta agli elementi che compongono il centro delle tradizioni critiche dell’area europea e americana.</p> it-IT redazione@ticontre.org (Pietro Taravacci) tirinanzi@gmail.com (Carlo Tirinanzi De Medici) Tue, 22 Feb 2022 11:19:46 +0000 OJS 3.3.0.8 http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss 60 "Tire la chevillette, la bobinette cherra!" https://teseo.unitn.it/ticontre/article/view/2081 <div class="page" title="Page 1"> <div class="section"> <div class="layoutArea"> <div class="column"> <p>Pubblicata nel 1697 dal libraio-stampa- tore Barbin, la fiaba Le Petit Chaperon rouge di Charles Perrault è stata oggetto di numerose versioni e adattamenti. Si passe- ranno qui in rassegna quattro traduzioni italiane, edite dal Settecento al Duemila, scelte in ragione della loro significatività. Attraverso l’analisi di alcuni elementi te- stuali e paratestuali, si cercherà di far emergere il ‘regime di traduzione’ (P. Bur- ke) operativo, con particolare riferimento alla resa del linguaggio formulaico che caratterizza fortemente la fiaba in questio- ne. La prospettiva dei Descriptive Transla- tion Studies permetterà di apprezzare il progetto dietro ad ogni traduzione, mo- strando al contempo le diverse versioni della fiaba come prezioso specchio del loro tempo.</p> </div> </div> </div> </div> Ilaria Vitali Copyright (c) 2022 Ilaria Vitali https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 https://teseo.unitn.it/ticontre/article/view/2081 Thu, 20 Jan 2022 00:00:00 +0000 Un altro sguardo sulla guerra civile spagnola. https://teseo.unitn.it/ticontre/article/view/1732 <p>Il contributo propone la traduzione del capitolo VIII del romanzo&nbsp;<em>Celia en la Revolución</em>, di Elena Fortún. Affermata autrice di libri per ragazzi, riscoperta e rivalutata in Spagna da numerosi studi che l’hanno collocata in un posto di spicco nella letteratura odierna, è invece del tutto inedita in italiano. Il romanzo che qui si presenta mostra una forte originalità. Essa risiede nel modo realistico in cui un testo per ragazzi affronta un argomento così spinoso come la guerra. Fortún non omette alcun elemento della realtà, mostrando il degrado di una intera società e l’assurdità del conflitto. Dopo lo svolgimento di una breve analisi della traduzione evidenzieremo come, nonostante le difficoltà che essa presenta derivate della forte situazionalità del testo, questo romanzo debba essere conosciuto e tradotto in Italia, non all’interno di una collezione per l’infanzia, ma destinato ad un pubblico vasto che possa recepirlo in tutte le sue sfaccettature.</p> Nuria Pérez Vicente Copyright (c) 2022 Nuria Pérez Vicente https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 https://teseo.unitn.it/ticontre/article/view/1732 Thu, 20 Jan 2022 00:00:00 +0000 Approssimazioni a una "filologia per immagini" https://teseo.unitn.it/ticontre/article/view/1730 <p>Among the <em>dits</em> of Guillaume de Machaut consecrated to animal figures, the <em>Dit dou lyon</em> deserves a new ecdotic and critical study. It is a narrative work dating back to 1342, consisting of more than two thousand <em>octosyllabes</em> and transmitted by eleven manuscripts (14th-15th centuries), which contain Machaut’s works and almost all accompanied by a rich iconographic apparatus. Indeed, the two manuscripts that do not keep miniatures are however prepared to receive them, as proof of the importance of the iconographic element in the process of making manuscripts containing the works of Guillaume de Machaut, then to their reception and “monumentalization”. This article reflects on the nature of the text-image relationship in the illuminated manuscripts of the <em>Dit dou lyon</em> and in particular the analysis is aimed at pursuing an objective: through a collation of the miniatures and their <em>mise en page</em>, an attempt will be made to highlight the existence of any relationships between the manuscripts, to be supported by the ecdotic data obtainable from the readings of the manuscripts and from a material-philological analysis.</p> Alessio Collura Copyright (c) 2022 Alessio Collura https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 https://teseo.unitn.it/ticontre/article/view/1730 Thu, 20 Jan 2022 00:00:00 +0000 Dalla politica della lingua alla lingua della politica https://teseo.unitn.it/ticontre/article/view/1736 <p>L’articolo propone un’analisi delle due edizioni degli&nbsp;<em>Annales&nbsp;</em>di Tacito tradotti da Giorgio Dati (la prima del 1563, la seconda del 1582).&nbsp; A partire dai loro paratesti, &nbsp;e con particolare riferimento al&nbsp;<em>Discorso&nbsp;</em>di Lionardo Salviati pubblicato in coda alla seconda edizione,&nbsp; lo studio vuole mostrare come , in ambiente mediceo, fosse avvenuta una&nbsp; trasformazione degli interessi che presiedevano alla lettura di Tacito, prima inteso eminentemente come ‘palestra linguistica’ su cui testare la duttilità del fiorentino, e poi – secondo il paradigma del cosiddetto tacitismo – come repertorio di&nbsp;&nbsp;<em>exempla&nbsp;</em>politici&nbsp; in grado di illustrare&nbsp; i meccanismi di potere con cui dovevano misurarsi i protagonisti della transizione all’assolutismo di Antico Regime.</p> Andrea Salvo Rossi Copyright (c) 2022 Andrea Salvo Rossi https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 https://teseo.unitn.it/ticontre/article/view/1736 Fri, 15 Jul 2022 00:00:00 +0000 Il Settecento senza lumi di Giulio Natali https://teseo.unitn.it/ticontre/article/view/1731 <p>Il saggio propone una valutazione complessiva dell’impostazione storiografica che soggiace agli studi settecenteschi di Giulio Natali (1875-1965), impostazione alla quale si sono nel tempo attribuite varie etichette (tardo positivismo, anticrocianesimo, commistione di storicismo e critica estetica) che tuttavia non individuano l’autentico profilo culturale del critico.</p> Alessandra Di Ricco Copyright (c) 2022 Alessandra Di Ricco https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 https://teseo.unitn.it/ticontre/article/view/1731 Thu, 20 Jan 2022 00:00:00 +0000 Traces of Italian Futurism in Russian experimental prose https://teseo.unitn.it/ticontre/article/view/2080 <p>Alla fine del 1913, il gruppo futurista moscovita del Mezzanino della Poesia (Mezonin Poėzii) diede alle stampe l’almanacco <em>Krematorij Zdravomyslija</em> [Il crematorio del buonsenso], ultima testimonianza letteraria prima dello scioglimento del gruppo. Questa monumentale pubblicazione, che raccoglie le opere di quattordici poeti che aderirono al Mezzanino, si staglia per il tentativo dei due teorici del gruppo – Vadim Šeršenevič (1893-1942) e Lev Zak (1892-1980, in arte Chrisanf) – di dare forma a un genere di prosa sperimentale che avrebbe dovuto riflettere la vivacità dell’innovazione del linguaggio poetico che caratterizza la stagione futurista in Russia. A partire da un confronto tra i dettami marinettiani e gli scritti teorici sulla prosa che Šeršenevič e Zak (che firmava i propri saggi con lo pseudonimo di M. Rossijanskij) inclusero in questo stesso almanacco, nel presente articolo verranno analizzati gli stilemi presenti in tre opere in prosa: due brani tratti dal romanzo incompiuto di V. Šeršenevič <em>Introdukcija samoubijcy</em> [Il preludio del suicida] e un racconto di L. Zak, <em>Knjažna Karakaticeva</em> [La principessa seppia]. Essendo quello della prosa uno degli ambiti meno indagati in assoluto negli studi critici sul futurismo, l’analisi tratterà principalmente le fonti primarie, e farà particolare riferimento alle testimonianze raccolte da V. Markov e V.P. Lapšin, studioso della storia delle relazioni letterarie e artistiche negli anni Dieci del XX secolo tra Italia e Russia. Lo scopo di questo contributo è quindi quello di gettare luce sugli elementi che consentono di verificare l’esistenza di una continuità nello sviluppo della prosa sperimentale futurista italiana e russa. Indagando la misura in cui Šeršenevič e Zak attinsero dai principî teorici e dall’opera dei futuristi italiani, sarà possibile dare una lettura nuova delle loro opere, in prospettiva comparatistica.</p> Luca Cortesi Copyright (c) 2022 Luca Cortesi https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 https://teseo.unitn.it/ticontre/article/view/2080 Thu, 20 Jan 2022 00:00:00 +0000 «A voice answering a voice» https://teseo.unitn.it/ticontre/article/view/2078 <p>“Was not writing poetry a secret transaction, a voice answering a voice?” (<em>Orlando</em>). This apparently rhetorical question is, on the contrary, a challenge to explore the dialogic nature of poetry, and concerns a variety of discourses on “the poetical” that have characterized the literary and philosophical scene of the 20thCentury. This essay focusses on Martin Heidegger’s observations on language and on some of Gilles Deleuze’s views on literature, and aims to show that they are instrumental to a novel understanding of Woolf’s works and <em>vice versa</em>. A philosophical approach to Virginia Woolf’s universally acknowledged masterpieces, such as <em>To the Lighthouse,</em> <em>The Waves</em>, <em>Orlando,</em> <em>Mrs Dalloway</em>, allows an assessment of <span class="Apple-converted-space"> </span>the conceptual depth of her writing, while it sheds light on the poetic quality of her novels, as well. Moreover, it makes clear why Virginia Woolf belongs to the “poets” that have influenced some of the major philosophers of the age. This interpretative exchange between contemporary literature and philosophy confirms - and this is the main thesis of this essay - that thought and poetry intrinsically convoke each other, and that they belong to each other.</p> <p> </p> Angela Locatelli Copyright (c) 2022 Angela Locatelli https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 https://teseo.unitn.it/ticontre/article/view/2078 Tue, 22 Feb 2022 00:00:00 +0000 Autobiography as a Contested Genre https://teseo.unitn.it/ticontre/article/view/1733 <p>Questo articolo si propone di indagare come gli scritti autobiografici di Doris Lessing (1919-2013) - in particolare il suo ultimo lavoro&nbsp;<em>Alfred and Emily</em>&nbsp;(2008) e&nbsp;<em>Under My Skin</em>&nbsp;(1994), il primo volume dell'autobiografia di Lessing - possano essere considerati "contro discorsi" che esplorano, trasgrediscono e sovvertono le convenzioni della scrittura&nbsp;autobiografica come genere letterario. L'ipotesi centrale di questo articolo è che Lessing abbia cercato di negoziare la distinzione fra ambito pubblico e privato - un potente e duraturo paradigma che presiede alla definizione di cosa sia socialmente accettato dal ruolo femminile - svelando e nascondendo allo stesso tempo alcuni aspetti privati della sua vita di donna che potevano essere esposti nella sfera pubblica solo in parte. La metafora autobiografica della "figlia impertinente" e la figura più nascosta, e sicuramente più controversa, della "madre negligente" costituiscono&nbsp;tentativi potenti a cui Lessing ha dato forma per rappresentare il proprio passato coloniale e la propria esperienza di donna, lottando al contempo con le strutture retoriche e con le categorie normative della femminilità a cui era esposta e che erano (e sono ancora) disponibili per raccontare se stesse.</p> Cristina Gamberi Copyright (c) 2022 Cristina Gamberi https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 https://teseo.unitn.it/ticontre/article/view/1733 Thu, 20 Jan 2022 00:00:00 +0000 «He [the Oriental] is as we are» https://teseo.unitn.it/ticontre/article/view/1734 <p class="Corpoarticolo">&nbsp;The Desert and the Sown, an early Twentieth Century English travel account written by Gertrude Bell (1868-1926), writer and archaeologist, has long been esteemed as a source of inspiration for scholars who were working on travels and travellers in the Mediterranean. Bell was a multifaceted figure «she wrote extensively on the ancient cultures of the region, and documented the daily experience of her travels as a prolific letter writer». She began The Desert and the Sown in the early 1900s and published it after she returned to Great Britain in 1907. Her greatest wish was «to write not so much a book of travel as an account of the people whom [she] met or who accompanied [her] on [her] way, and to show what the world is like in which they live and how it appears to them».</p> <p class="Corpoarticolo">In the Preface, Bell delineates both the content and the scope of the book. The work appears as a largely narrated commentary, although it almost gives the idea of moments of being of a prose which combines real experience and emotions. It is noticeable both for the author’s view, and for its being the result of evidences of other social realities — while showing due respect for otherness and cultural differences. One of the most striking features of The Desert and the Sown is its tendency to emphasize ideas, customs and social behaviours of different peoples. It appears as really one of the texts written in Great Britain to accurately investigate the organization of Arabic communities the author met.</p> <p class="Corpoarticolo">While The Desert and the Sown has been effectively studied from a variety of standpoints — in terms of feminist approach or interaction between cultures— little notice has been given to the emotional quality of the work. This is a characteristic which progressively emerges from the words and situations the author accurately accentuates to make readers comprehend the depth of peoples’ soul. Furthermore, the author’s account highlights her own perception of the world she knew. Although, she herself recognises that emotions affect judgements and, consequently, her own criticism and/or appreciation of people’s values and beliefs.</p> <p class="Corpoarticolo">With her «seeing eyes» Bell’s work is full of empathy and sharing, «she learned to speak the languages of the people she loved with a feeling for all the nuances and subtleties, and her Arabs loved her». In other words «she has developed a new art of travel» and of perceiving Arabic culture «mixing the archaeological with the human in perfect proportion».</p> <p class="Corpoarticolo">This essay explores the emotional quality of The Desert and the Sown, in terms of cultural comparison and empathic relationships. It is, perhaps, in this dialectic that lies one of the most significant keys for Bell’s work. It seems to follow a careful method according to which the author conceptualizes her own experience as a form of ritualization of travel based, primarily, on three fundamental actions: traveling, sharing, participating. These aspects may be thought altogether as a single process which contributes to a redefinition of the author’s self and emotive participation in that experience, it shows what Antonio R. Damasio would define as «the connection between emotion and consciousness». By virtues of these properties, moving to the East becomes a means through which Bell aspires to reach significant reactions as forms of response to the Arabic world as it is narrated. Therefore, by providing concrete and cogent personal experiences of the naturalness of the peoples she met, she suggests that the meaning shaping her travels lies beyond her own inventiveness and of those involved in the account.</p> <p class="Corpoarticolo">Her written project aims at raising the awareness and knowledge of&nbsp; traditions and customs of a country «parts of [which] have been visited but seldom, and described only in works that are costly and often difficult to obtain» (Preface p. x). Bell’s expands her portrayal and provides a definition: virtues and hospitality characterize most of the people she met and, specifically, they offered her «a clue to their relations with one another» (Ivi, p. xi). It is mostly a human dimension she aspires to delineate together with a detailed representation of daily life, customs, law and traditions. She links her activity as an archaeologist — whose evidences are useful to the investigation on the evolution of populations —to that of the writer who attempts to profoundly penetrate the soul of those people so distant and, likewise, so close to us.</p> <p class="Corpoarticolo">Bell directly constructs the physiognomy of micro-collectivities (in Ortega y Gasset’s canonized expression) —castes, sects and tribes —which reflect the attitudes of the people (in Palestine and&nbsp; Syria) within a defined form of social and political organization and that may ensure equality and the respect of «the law of its own» (Ivi, p. x). In other words, her written record is a representation, she delineates a reliable map of men, places and facts, enriched by «photographic materials» and impressions. And by employing different linguistic hues, that we might consider halfway between scientific and poetic language, Bell succeeded in captivating her reader by telling a story instead of overwhelming him with information.</p> Paola Partenza Copyright (c) 2022 Paola Partenza https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0 https://teseo.unitn.it/ticontre/article/view/1734 Thu, 20 Jan 2022 00:00:00 +0000