Child penalty e diritto tributario
L’incidenza della maternità sulla gestione aziendale e sugli oneri probatori in materia fiscale
DOI:
https://doi.org/10.15168/tslr.v8i1.3972Parole chiave:
redditi di impresa, accertamento analitico-induttivo, presunzioni, incidenza di gravidanza e maternità, onere e standard della provaAbstract
Nelle realtà economiche di minori dimensioni, caratterizzate da una struttura organizzativa e strumentale esigua, l’attività di accertamento tributario non può prescindere dalla valutazione delle condizioni di salute della titolare, con particolare riferimento alla gravidanza e alla maternità, quali fatti oggettivi e impeditivi della capacità produttiva. È scientificamente e giuridicamente riconosciuto che la gestazione e la cura della prole sottraggano tempo ed energie vitali, determinando una situazione di anomalo svolgimento dell’attività rispetto ai modelli statistici consolidati. In tale contesto, il venir meno dell’apporto lavorativo diretto della professionista non può essere neutralizzato dal personale dipendente, la cui prestazione è “qualitativamente diversa” e priva della medesima efficienza operativa. Questa “diseconomia di sostituzione” incide direttamente sulla marginalità d’impresa, giustificando una contrazione del reddito imponibile che non può essere sbrigativamente qualificata come comportamento antieconomico o evasivo. Lo standard probatorio deve dunque farsi rigoroso, imponendo all’Amministrazione Finanziaria di superare la soglia della “certezza” ed evitando congetture dall’incerta tenuta logica basate su automatismi induttivi. Solo l’adesione rigorosa al principio di effettività della capacità contributiva può prevenire intollerabili discriminazioni contrarie ai fondamentali principi di cui agli artt. 3, 31 e 53 della Costituzione.
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