La Parola è una donna: chiamala e sarà tua
Il mito di Vāc, tra sessismo e xenofobia
DOI:
https://doi.org/10.15168/digiti.i5.3814Abstract
A partire dal mito di Vāc (f., ‘parola’) contenuto nello Śatapathabrāhmaṇa (3.2.1,18-24) – ‘Il Brāhmaṇa dei cento sentieri’, testo sacro indiano volto a spiegare il significato e il simbolismo dei riti sacrificali vedici (yajña) –, l’obiettivo di questo articolo è analizzare il rapporto tra linguaggio autorevole e linguaggio non-autorevole, in particolare tra linguaggio sanscrito e linguaggio ‘barbarico’ (o dravidico).
Di mezzo, si inseriscono anche considerazioni di natura sociologica, che riguardano nello specifico il rapporto tra uomo e donna nell’India antica. Il mito di Vāc, infatti, delinea un vero e proprio ‘etogramma’ della seduzione, ossia un canone volto a spiegare alla popolazione indiana quali siano i ruoli della donna e dell’uomo nel gioco dell’amore.
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