Parola di cane
DOI:
https://doi.org/10.15168/digiti.i5.3822Abstract
Con questo breve contributo vorrei proporre alcune suggestioni nate dalle pagine di due opere che, per una curiosa coincidenza, mi sono trovata a leggere a pochi mesi di distanza: Flush. Vita di un cane di Virginia Woolf e Cuore di cane di Michail Bulgakov. Sebbene profondamente diversi per stile, contesto e intenti, questi testi sono in qualche modo legati dalla prospettiva narrativa adottata: quella di un cane.
Ho sempre trovato molto interessante la comunicazione interspecifica – intesa come dialogo tra specie diverse – e l’impiego di linguaggi complementari (verbali, paraverbali e gestuali) che essa richiede. Si tratta di una terra in cui si intrecciano sensibilità, intuizione e reciprocità. Nel caso del rapporto uomo-cane, questa interazione è particolarmente efficace e dà vita a un rapporto che va ben oltre la semplice convivenza.
Questa fascinazione, che ha radici profonde nella mia esperienza personale, è germogliata negli ultimi anni grazie alla quotidiana relazione con la mia cagnolina, Tessa. Con lei ho potuto vedere quanto sia ricco e significativo il legame che può instaurarsi tra due esseri appartenenti a mondi biologicamente distinti, ma capaci di comprendersi e adattarsi l’uno all’altro.
Attraverso questa manciata di righe, dunque, vorrei non solo condividere alcune riflessioni (letterarie e personali), ma anche rendere omaggio a quella forma di comunicazione arcana e potente che ogni giorno lega me a Tessa e Tessa a me – e che, credo, meriti un po’ di inchiostro.
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