(Un)exceptional Stories
DOI:
https://doi.org/10.15168/digiti.i6.4150Abstract
Si dice che, nelle ricerche basate su interviste, quando si iniziano a risentire le stesse frasi fatte, gli stessi elementi ricorrenti, le stesse trame trite e ritrite, significa che si è chiuso il cerchio, che a quel punto ci si può fermare, perché da ulteriori conversazioni non emergerà alcun nuovo elemento. Eppure ci sono casi in cui, anche se tali schemi emergono presto, sento un’irrefrenabile spinta a continuare ad ascoltare. Un altro racconto di un’infanzia, di un amore, di una vita segnata dal duro lavoro. E l’immancabile modo di minimizzarlo: «Ma non c’è niente di eccezionale nella mia storia». Però, in fondo, che cosa significa ‘eccezionale’? Può essere qualcosa di straordinariamente brillante: un dono, un talento portato all’estremo, una capacità peculiare. Oppure una persona controcorrente, fuori dal coro, che si distingue da tutto ciò che definiamo ordinario. Ma l’‘ordinario’ è una questione di distanza e di comparazione. E così anche l’‘eccezionale’ cambia a seconda del punto di vista e del momento. Questo breve scritto propone una breve rassegna di eccezioni – frammenti di memoria, racconti, piccoli episodi – che mi sono state offerte dai miei interlocutori nel corso di quasi vent'anni di lavoro.
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