Protanomalia

Nuovi mondi in uno sguardo

Authors

  • Giorgio Cereser University of Trento

DOI:

https://doi.org/10.15168/digiti.i6.4155

Abstract

Immaginate un cielo azzurro, un campo di papaveri, le nuvole che corrono spinte dal vento, una donna con un parasole che attraversa l’erba alta e, in lontananza, un muro di alberi che nasconde una casa di campagna. Immaginate il pennello che aggredisce la tela e cattura questo attimo en plein air. Immaginate, poi, che la tavolozza che usate per creare i vostri colori sia stata fabbricata con un materiale che assorbe automaticamente la maggior parte delle tonalità del rosso, lasciandovi così con un infelice prato verde senza profondità e senza anima. La protanomalia è la meno eccezionale tra le forme di discromatopsia (o, nel linguaggio comune, daltonismo), malattia genetica che causa il malfunzionamento di alcuni fotorecettori dell’apparato visivo, rendendo impossibile la completa traduzione e trasmissione dell’informazione fotografica al cervello attraverso il nervo ottico. La vividezza dei colori e il loro attento contrasto sono forse ciò che più costituisce il tratto distintivo della pittura impressionista, che mira a catturare l’effetto che la luce provoca interagendo con l’ambiente. Ma cosa succederebbe se la capacità dell’artista di discernere le varie sfumature del panorama venisse meno, come accadde a Monet nell’ultima fase della sua vita? E se si potesse ritrovarsi arricchiti di nuovi “sensi” in uno sguardo alterato ed extra-ordinario? Che sia proprio questa la qualità dell’artista?

Published

2026-06-18

Issue

Section

Sguardi [Glances]