Esiste una parola per questo, ma non nella tua lingua
DOI:
https://doi.org/10.15168/digiti.i6.4152Abstract
Esistono parole che non possono essere tradotte, non a causa della povertà lessicale delle lingue ma semplicemente catturano esperienze e sensazioni mai nominate in altre culture. Saudade (portoghese), lagom (svedese), sobremesa (spagnolo), Schadenfreude (tedesco): prove che il mondo non viene percepito ugualmente da tutti. Questo articolo vuole esplorare come le parole intraducibili siano “eccezioni necessarie” che mostrano dove il linguaggio smette di essere universale, rivelando tradizioni culturali profonde. Nell’attuale era di traduzioni istantanee, queste eccezioni linguistiche resistono tenacemente e dimostrano che lingue diverse costituiscono effettive realtà diverse. Si possono trovare equivalenti lessicali, ma non si può trasferire il bagaglio culturale, emotivo e percettivo di cui la parola è ricca. Vale la pena domandarsi: la morte di queste parole e della loro lingua comporta la semplice perdita di un vocabolo, oppure una prospettiva sull’essere umani destinata a restare senza parole?
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