La fedeltà a Rosmini come criterio della riforma dell’ontologismo critico in Moretti-Costanzi

Autori

  • Marco Moschini Università di Perugia

DOI:

https://doi.org/10.15168/rs.v0i1.24

Abstract

Dall’introduzione:
Trattare su quanto abbia influito l’eredità speculativa di Antonio Rosmini sul pensiero di Teodorico Moretti-Costanzi offre la possibilità di affrontare la questione della matrice filosofica e teologico-cristiana di una delle più interessanti correnti metafisiche del panorama italiano del XX secolo: quella appunto dell’ontologismo critico. Il filosofo umbro, infatti, proprio nel cuore dello sviluppo della riflessione ontologica del Carabellese, offrì un percorso di riforma dello stesso attraverso il recupero della originalità anselmiana del ‘dire di Dio’ che trovava in Rosmini il suo più grande estensore; e benché il filosofo umbro non abbia mai scritto una specifica monografia sul grande Roveretano, di fatto sentì sempre il suo pensiero come la voce più alta della filosofia e dell’ontologia; capace di sostenere quel completamento ed esplicitazione dell’ontologismo del Carabellese che egli veniva compiendo. Moretti-Costanzi, in questo sforzo di ‘riforma’, percepì il valore della speculazione rosminiana come il metro e il termine più adeguato per “misurare” le sue riflessioni, per darsi una meta che egli riteneva ispirata dal Rosmini e tesa allo svolgimento del suo pensiero. Per cui il Rosmini è sempre presente in modo esplicito ed implicito nelle opere morettiane, così come lo era nella sua attività didattica.

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Pubblicato

2014-10-13

Fascicolo

Sezione

Focus