Esperanto, archetipi grafici, biofilia

Autori

  • Ruggero Lenci Facoltà di Ingegneria, Sapienza Università di Roma. Dipartimento DICEA

DOI:

https://doi.org/10.15168/xy.v3i5.83

Abstract

Oggi è diffusa l’idea che il linguaggio iconico sia quello dell’era informatica, basato su un simbolo dal significato decifrabile con immediatezza a livello globale, tassello di un mondo virtuale che ha definitivamente traghettato l’umanità sulle rive di quel tanto atteso Esperanto voluto da Ludwik Lejzer Zamenhof, dagli effetti altamente benefici ma che nei giovani anche di medesimo idioma rende la parola parlata ormai quasi obsoleta, effetto collaterale questo ovviamente indesiderato. Tali tasselli iconico/informatici presenti nei nostri computer, tablet, cellulari ecc. vengono oggi percepiti in modo del tutto diverso da come lo erano i simboli fino agli anni ’70 e oltre. Sono degli enzimi o amminoacidi, degli agenti che svolgono svariate funzioni per noi. Ognuno di essi è un piccolo robot, un buon amico che ci tiene compagnia e che, all’occorrenza, ci viene in aiuto per trovare un’informazione, un’automobile in affitto, per effettuare una prenotazione, un piccolo divertimento, ecc. Ciò che qui interessa di questi potenti tasselli pro–attivi è, da un lato, il loro rapporto storico/ evolutivo significante–significato, cosa per la quale è necessario chiamare in campo l’Esperanto e gli archetipi grafici; dall’altro, capire se e come la città reale nel suo insieme possa trovarne giovamento, oltre quindi alla dimensione miope dei monitor small, large e x–large. In tal senso è utile operare un salto ontologico in direzione dell’ipotesi biofilica di Stephen Kellert, che possa aprire a possibili scenari di interazione tra simboli pro–attivi e territori non solo urbano/ambientali tout court, ma anche psicologico–comportamentali–percettivi, che stimolino a un uso fluido–dinamico della città e dei suoi spazi. Analizzare gli archetipi grafici − secondo una visione XYZ − ed usarne alcuni in tale chiave all’interno della biofilia, può rivelarsi utile a umanizzare la città trasformandola psicologicamente, con l’aiuto del verde, dell’arte e dell’architettura, in un organismo amico, nei cui tessuti resi vivi e non irritanti il fluido umano si senta protetto, avvolto e partecipe.

Biografia autore

Ruggero Lenci, Facoltà di Ingegneria, Sapienza Università di Roma. Dipartimento DICEA

Professore di Composizione Architettonica e Urbana (ICAR 14)

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Pubblicato

2018-09-02

Come citare

Lenci, R. (2018). Esperanto, archetipi grafici, biofilia. XY. Studi Sulla Rappresentazione dell’architettura E sull’uso dell’immagine Nella Scienza E nell’arte, 3(5), 90–101. https://doi.org/10.15168/xy.v3i5.83

Fascicolo

Sezione

05-2018-Articoli