Il «fanciullo divino»
Ermete nell’opera di Cesare Pavese
DOI:
https://doi.org/10.15168/t3.v0i13.437Parole chiave:
Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, Ermete, intertestualità, transtestualitàAbstract
Il saggio analizza l’interesse per la mitologia greca e romana di Cesare Pavese, che nasce negli anni del liceo. Lo scrittore è attratto dalle profondità preelleniche del mito, quando dèi, uomini e animali vivevano in comunione. Prendendo in considerazione il dio Ermete, che affonda le radici nella civiltà pre-ellenica, si è cercato di dimostrare come abbia calamitato l’attenzione di Pavese sia nella sua attività di traduttore di classici sia nella sua opera letteraria (il dio è protagonista di tre dei ventisette Dialoghi con Leucò, cioè Le cavalle, La belva e La madre). Lo scrittore piemontese, pur valorizzando i tratti più arcaici del dio, ne attraversa tutta la complessità: il dio è raffigurato infatti come messaggero degli dèi, protettore dei viandanti, oniropompo e psicopompo.
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