Dalla «seconda volta» all’«ultima battuta»

Cesare Pavese e la crisi della presenza

Auteurs-es

  • Andrea De Falco University of Reading

DOI :

https://doi.org/10.15168/t3.v0i13.415

Mots-clés :

Cesare Pavese, Ernesto de Martino, crisi della presenza, mito, scrittura, sacrificio

Résumé

Il saggio analizza il tema della crisi della presenza nell’opera di Cesare Pavese. Principale riferimento è Il mondo magico (1948) di Ernesto de Martino, primo volume della “Collana viola” Einaudi curata dallo stesso antropologo e da Pavese. Ampliando il campo dello storicismo crociano, de Martino considera l’uomo come presenza nella storia e ne analizza lo scoramento in seguito a eventi critici. Da simili premesse muove la riflessione pavesiana che, attraverso la mediazione di Freud, si configura come una clinica del dolore. La destorificazione del dato esistenziale si riverbera, come in de Martino, nella ricorsività degli elementi mitico-simbolici ma si distingue per il rimando al «motivo tragico», ineluttabilmente connesso con il sacrificio. Ne risulta, alla luce del rapporto endiadico tra vita e scrittura che anima Il mestiere di vivere, un legame tra il sacrificio dell’uomo e quello dello scrittore, la cui attività è paragonata a «una ferita sempre aperta» destinata a prosciugarlo.

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Publié-e

2020-07-31

Comment citer

De Falco, A. (2020). Dalla «seconda volta» all’«ultima battuta»: Cesare Pavese e la crisi della presenza. Ticontre. Teoria Testo Traduzione, (13). https://doi.org/10.15168/t3.v0i13.415

Numéro

Rubrique

Sezione monografica: Cesare Pavese, il racconto tra razionale e irrazionale

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