Nel segno di una primordiale femminilità
Il sangue e la donna nel dialogo “In famiglia”
DOI:
https://doi.org/10.15168/t3.v0i13.402Parole chiave:
Cesare Pavese, mito, sangue, donna, ElenaAbstract
L’articolo analizza il dialogo In famiglia, che affronta con ironia la storia peculiare della donna di cui gli interlocutori parlano: la volubile e distaccata Elena, vera e propria donna-mito, oggetto di desiderio e conflitto, di esaltazione e disprezzo, di difesa e condanna. Figura dell’irrazionale titanico, la Tindaride rappresenta una femminilità pienamente artemidea e afroditica, recando con sé la pericolosità che tale connessione comporta. Legata alla colpa, alla morte e al destino di sofferenza dell’umanità, l’eroina gode di una fortuna che Pavese recupera, esplorando il sostrato arcaico del mito e attingendo, talvolta scopertamente, alle tragedie euripidee, reinterpretando un personaggio complesso attraverso un gioco allusivo che problematizza, con sottile ironia, il conflitto tragico alla base della stessa esistenza.
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