Tracce di sangue nella “poetica della monotonia” di Cesare Pavese
DOI:
https://doi.org/10.15168/t3.v0i15.419Parole chiave:
Cesare Pavese, metafore ossessive, monotonia, ripetizione, sangue, sacrificio, selvaggioAbstract
Nonostante l’importanza della ripetizione e della monotonia nella prosa di Cesare Pavese sia ben nota, la complessità del sistema semantico delle sue opere è sottovalutata. In questo lavoro proporremo una nuova categoria interpretativa atta a chiarire le scelte stilistiche e contenutistiche dell’autore, conformemente alle linee guida da lui stesso scelte: l’unità e l’unicità. Sulla base teorica di questa “poetica della monotonia” ci si propone di analizzare le occorrenze del termine sangue nell’opera di Pavese, dato che lo si ritrova in tutti gli scritti dell’autore, connesso ai concetti di sacrificio e di selvaggio, che si cristallizzano nei miti dell’origine, della passione, della morte, della carità. Sotto la trama simbolica sarà possibile scorgere le ossessioni pavesiane, la sua relazione al tempo e alla donna. Quest’analisi tematica del sangue permetterà di mostrare il modo in cui la ripetizione monotona contribuisce alla creazione della complessa architettura dell’universo poetico pavesiano.
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