L’autore contro l’eroe
Borgese, “Rubé” e la teoria del romanzo d’inizio Novecento
DOI:
https://doi.org/10.15168/t3.v0i15.455Parole chiave:
Giuseppe Antonio Borgese, Liliana Scalero, Benedetto Croce, Käte Friedemann, Győrgy Lukács, Michail Bachtin, Rubé, Werther, narratore, teoria del romanzoAbstract
Nei primi decenni del Novecento, mentre un già autorevole Benedetto Croce tuona contro l’insussistenza dei generi letterari sulle pagine della «Critica», si sviluppa anche in Italia, per quanto in forme frammentarie, una riflessione teorica sul genere del romanzo che ha tra i suoi più noti esponenti lo scrittore, traduttore e critico Giuseppe Antonio Borgese. Radicata nella tripartizione di matrice tedesca tra Epik/Lyrik/Dramatik, la riflessione di Borgese condivide numerosi elementi con quelle di studiosi suoi contemporanei come Lukács, Bachtin o Käte Friedemann e ha tra i suoi punti cardine il problema della non-identificazione tra autore ed eroe. Questo aspetto, sviluppato da Borgese tanto in chiave teorica che narrativa (in particolare nel romanzo Rubé), si trova espresso con particolare chiarezza in una lettera finora inedita inviata nel 1945 a Liliana Scalero, nella quale, avvicinando il proprio romanzo al Werther di Goethe, lo scrittore contesta le interpretazioni biografiche che avrebbero a lungo condizionato la ricezione della sua opera.
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