Genere, populismo e regressione democratica: la politicizzazione della Convenzione di Istanbul in Europa Centro-Orientale

Autori

  • Susanna Mancini

DOI:

https://doi.org/10.15168/2284-4503-4039

Parole chiave:

violenza di genere, approccio anti-stereotipo, corti costituzionali, mobilitazione anti-gender, Unione Europea, populismo, illiberalismo, diritti umani

Abstract

L’articolo analizza il caso emblematico della Convenzione di Istanbul – un trattato del Consiglio d’Europa volto alla prevenzione e al contrasto della violenza contro le donne – che nella totalità dei paesi dell’Europa centrale e orientale è stato oggetto di deliberate campagne distorsive ad opera di attori illiberali e populisti, che ne hanno rappresentato contenuti e finalità come parte integrante di un presunto progetto delle élite dell’Europa occidentale volto a imporre la “ideologia di genere”, la promozione dei diritti LGBTQ+ e come una minaccia alla sovranità statale. Questa narrazione, costruita mediante un uso strategico di categorie morali, culturali e giuridiche, ha trasformato uno strumento di tutela dei diritti umani in un simbolo di “ingerenza occidentale”, contribuendo a delegittimare sia la cooperazione internazionale in materia di parità di genere, sia la stessa autorità delle istituzioni europee.

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Pubblicato

2026-05-04

Come citare

1.
Mancini S. Genere, populismo e regressione democratica: la politicizzazione della Convenzione di Istanbul in Europa Centro-Orientale. BioLaw [Internet]. 4 maggio 2026 [citato 5 maggio 2026];(1):7-35. Disponibile su: https://teseo.unitn.it/biolaw/article/view/4039

Fascicolo

Sezione

Saggi