L’Anacreonte di Leopardi
Semplicità, grazia, intraducibilità
DOI:
https://doi.org/10.15168/t3.v0i15.454Parole chiave:
Giacomo Leopardi, Anacreonte, Mosco, Teocrito, Francesco Saverio De Rogati, traduzione, studi di ricezioneAbstract
L’articolo indaga l’incidenza della figura di Anacreonte in diverse fasi della riflessione leopardiana, con particolare attenzione ai momenti in cui quest’ultima ha incontrato la concreta pratica traduttiva. Gli Scherzi epigrammatici, l’Inno a Nettuno e le Odae adespotae sono letti alla luce delle tesi relative all’intraducibilità di Anacreonte espresse nel Discorso sopra Mosco prima ancora che nello Zibaldone. La parafrasi di un’ode di Anacreonte che chiude l’Elogio degli uccelli mostra che l’irriducibilità del poeta antico al moderno è diventata per Leopardi molto più che la mera assimilazione di un topos.
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