Pavese senza collina
Assenza del mito e incompiutezza estetica
DOI:
https://doi.org/10.15168/t3.v0i15.409Palabras clave:
Cesare Pavese, “La spiaggia”, “Il compagno”, mito, colline, impegno, politica, letteraturaResumen
Pavese definì la propria produzione letteraria come riduzione a chiarezza del mito, da attuare caparbiamente opera dopo opera (le «schegge del monolito»). Per lui, il mito coincise con l’immagine archetipica della collina, luogo irrazionale del sangue e del sacrificio (Paesi tuoi, La casa in collina, La luna e i falò). Fanno eccezione La spiaggia (1942), che «non è scheggia del monolito», e Il compagno (1947), «un Bildung roman politico sulla acquisizione di una coscienza comunista». A renderli diversi dal resto della produzione pavesiana è la mancata trattazione dell’elemento mitologico: in entrambi la collina è quasi assente. Con il mio saggio, vorrei mostrare come tale mancanza tolga a questi romanzi una piena compiutezza estetica, costringendoli ad appiattirsi su elementi sociali (la descrizione di un ambiente borghese e una presa di coscienza antifascista). Quando Pavese rinuncia a razionalizzare l’elemento irrazionale, la sua scrittura perde autonomia.
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