ChatGPT possiede il law sense? Riflessioni a partire da uno studio sperimentale di argument mining su decisioni giudiziarie della Corte di Cassazione

Autori

  • Serena Tomasi

DOI:

https://doi.org/10.15168/2284-4503-4063

Parole chiave:

Large Language Models, argument mining, etica, law sense, retorica

Abstract

Il contributo analizza potenzialità e limiti dei Large Language Models nella pratica giudiziale, assumendo come banco di prova la ricostruzione delle argomentazioni giuridiche nella motivazione delle sentenze. Attraverso un esperimento di argument mining su decisioni della Corte di Cassazione italiana, condotto con GPT-4o e interpretato alla luce della teoria di Philip Bobbitt, il lavoro verifica se un LLM possa cogliere non solo la dimensione testuale della decisione, ma anche la sua forma retorica. I risultati mostrano un’utilità concreta nelle operazioni preliminari di segmentazione e organizzazione del testo, ma anche un limite strutturale nel riconoscimento dell’argomentazione etica e del law sense.

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Pubblicato

2026-05-04

Come citare

1.
Tomasi S. ChatGPT possiede il law sense? Riflessioni a partire da uno studio sperimentale di argument mining su decisioni giudiziarie della Corte di Cassazione. BioLaw [Internet]. 4 maggio 2026 [citato 5 maggio 2026];(1):419-35. Disponibile su: https://teseo.unitn.it/biolaw/article/view/4063

Fascicolo

Sezione

Artificial Intelligence e Diritto - Prospettive